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Una vita negata

 
n°256
anna5
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Posté le 13-05-2007 à 11:32:51  answer
 

Je vous propose en lecture cursive le premier chapitre d'un livre que j'ai découvert récemment. Il est écrit par le mari d'une de mes amies italiennes; c'est l'histoire d'une parente atteinte d'épilepsie que l'on va enfermer dès l'adolescence en hôpital psychiatrique.  
Ce livre particulièrement émouvant n'a pas la prétention d'être un essai sur la folie mais nous raconte plutôt l'existence difficile d'une famille de la Vénétie à la fin du XIXe. s et au début du XXe., époques troublées dans cette région. On voit se mêler la puissance des traditions, des croyances religieuses, les difficultés matérielles du monde paysan et petit à petit, on s'attache à Maria Luigia et on est plein d'un sentiment de révolte devant cette "vie reniée".  
 
Posez des questions si vous voulez.
 
UNA VITA NEGATA  
Alessio Alessandrini  
 
"Una vita negata" è la storia di Maria Luigia Trevisiol, una dimenticata  
prozia dell'autore, che solo un caso fortuito fa rimergere dal passato.  
Il romanzo la coglie nel 1908, a quindici anni, nell'atto di lasciare  
per sempre la sua casa e i suoi affetti.  
Il viaggio col padre verso Venezia, dilatato nella stuttura narrativa,  
consente di ricostruirne, con rapide rievocazioni, il tempo della prima  
adolescenza e l'ambiente familiare e sociale in cui era vissuta.  
Ne emerge una campagna veneta d'inizio secolo descritta senza tentazioni  
idilliche, nella durezza  dei rapporti interpersonali e nella precarità  
quotidiana.  
Maria Luigia è affetta da epilessia, che per i medici è malattia  
mentale, mentre per il popolo è possessione diabolica.  
La morte della madre e le imminenti nozze della sorella maggiore fanno  
precipitare la situazione verso il ricovero "definitivo" in manicomio.  
Inizia cosi la sua via crucis nelle istituzioni psichiatriche del  
Veneto: da San Clemente a Thiene, da Marostica a Mogliano, e di nuovo a  
San Clemente. Sono gli anni in cui imperversa la pellagra, che conduce  
alla pazzia.  
La vita da reclusa innocente, che Maria Luigia è costretta a condurre,  
viene narrata in parallelo con la storia del secolo, vista attraverso il  
paese di Summaga e le vicende della famiglia Trevisiol: l'occupazione  
austriaca, le prime violenze fasciste, l'emigrazione, il dopoguerra.  
Fino al 1959, quando Maria Luigia muore.  
Il romanzo non è un saggio storico né tanto meno un'indagine sulla  
psichiatria, ma una commossa e pietosa meditazione sul destino di una  
creatura umana.  
 
Capitolo 1  
 
"Porco bastimento"! gridò Giovanni Battista Trevisiol, detto  
"Bastimento", proprio per quel suo modo di dire, e detto anche "Bragon"  
per il mestiere che facevano i suoi vecchi.  
-"E tardi, porco bastimento! Bisogna andare!"  
Era di cattivissimo umore. Ma la cosa la si doveva fare, una volta per  
tutte. E basta!  
Il 10 settembre del 1908 era di giovedi.  
Nella casa colonica, al civico 87 di Summaga la vita stava  
riprendendo prima del solito. Lampo, il cane nero che presidiava l'aia,  
guaiva e si stirava protendendo la testa sulle zampe davanti.  
Nonno Domenico, che aveva 82 anni e la notte dormiva poco, era già  
seduto sotto il settembrino, sulla panca  fatta di traversine  
ferroviarie, e si stava sistemando sul dorso della mano la prima presa  
di tabacco da naso della giornata.  
Quando apparve sulla soglia Maria Luigia col suo vestitino celeste della  
festa, il vecchio le fece cenno di avvicinarsi, ma velocemente, e di  
nascosto, prima che la vedesse il padre.  
Le tese il polso strizzandole l'occhio in segno di intesa. La ragazza si  
meravigliò perché di solito doveva pregarlo parecchio prima che la  
lasciasse "tabaccare" un po anche lei. Quella mattina invece, non era  
stato neppure necessario chiederglielo.  
Lei gli prese la mano tremante e, tenandola ferma perché il tabacco non  
si sparpagliasse cadendo, fiutò avidamente, golosamente, come faceva  
lei. Dopo qualche secondo sopraggiunse un violento starnuto: riserò  
tutti e due, lei allegramente. Lui si sforzò di ridere ma la smorfia gli  
tornò subito amara, anche se riuscì a nasconderla efficacemente sotto i  
baffoni bianchi, la barba tagliata male e le rughe del volto scuro.  
Cosa altro si poteva fare?  
L'aria era tersa per la pioggia recente e, sullo sterratodel cortile,  
alcune irregolari pozzanghere riflettavano un'alba silenziosa e serena  
che stava nascendo, anzi, si annunciava solamente, con un vago chiarore  
verso Portogruaro, perché era decisamente ancora buio. Il campanile del  
paese aveva già suonato le cinque. Bisognava andare.  
A fare la sveglia alla famiglia Trevisiol di solito, era il fischio  
della locomotiva 2751, che si tirava dietro il primo treno omnibus della  
giornata. Passava di lì alle 6.16 e fischiava sempre per precauzione  
all'altezza del passagio a livello, caso mai che per colpevole  
trascuratezza le sbarre non fossera state chiuse.  
La ferrovia passava poche decine di metri a nord della casa dei  
Trevisiol, tagliando la strada che portava al centro del paese,  
all'osteria della Pinuta, al ghetto, alla chiesa di santa Elisabetta, e  
poi, là in fondo, prima delle campagne del Pramorìn, alla parrocchiale  
di Santa Maria Maggiore: quel che restava di un antica abbazia benedettina.  
.....  
Maria Luigia guardò la casa, soffermò lo sguardo sulla finestra dalla  
quale si affacciava un tempo la madre.  
Italia scostava le tendine affumicate e le porgeva la gamella del latte  
perché andasse nella stalla a farsela riempire dallo zio Sante. E  
intanto governava Elisa che era la più piccola, e anche la più fragile  
delle sorelle: l'ultima nata, nel 1904.  


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Le plaisir le plus délicat est de faire celui d'autrui - La Bruyère -
 
anna

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